Il presidente di “Mi nutro di vita” e padre di Giulia, morta per bulimia, spiega a Open perché il reintegro dei fondi destinati ai Dca non è sufficiente..

Articolo di di Ygnazia Cigna

19.01.2024 OPEN – Intervista a Stefano Tavilla

«Il governo ha prima tolto la flebo a un malato gravissimo e dopo 15 giorni gliel’ha rimessa». Con questa metafora Stefano Tavilla, presidente dell’associazione Mi Nutro Di Vita e papà di Giulia, morta a 17 anni per bulimia, descrive a Open il taglio e il successivo reintegro del governo Meloni sui fondi destinati ai disturbi alimentari. Da giorni le associazioni stanno manifestando profonda preoccupazione per la revoca del finanziamento da 25 milioni, stanziato nel 2022 dal governo Draghi, attuata in attesa dell’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea), l’elenco di prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o con pagamento ticket. L’obiettivo del fondo è quello di rinforzare la rete degli ambulatori. In risposta alle crescenti critiche, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha optato per una retromarcia annunciando un rifinanziamento del fondo pari a 10 milioni di euro per l’intero anno 2024. Un’inversione di rotta, contenuta in un emendamento al decreto Milleproroghe, che non rassicura le associazioni e le regioni. Oggi, 19 gennaio, sono in corso manifestazioni nelle piazze di 28 città italiane per chiedere «investimenti strutturali e l’inserimento nei nuovi Lea dei disturbi del comportamento alimentare come capitolo autonomo».

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